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IL SOGGIORNO STUDIO DA FIRENZE A KYŌTO E L’ARTE DI IMPARARE VIAGGIANDO

Consigli (e ricordi) per un viaggio indimenticabile nel Sol Levante. Se state cercando informazioni su un soggiorno studio a Kyōto questo è l’articolo che fa per voi!

Un pomeriggio autunnale di molti, giovani anni fa, passeggiavo nelle rosseggianti vie di Kyōto. Erano rosse perché vi oscillavano perenni le lanterne, con il loro flebile dondolio silenzioso, ma anche perché i momiji accoglievano l’autunno con imbarazzo.
Nell’aria novembrina, riconobbi sconcertata il profumo della storica Officina Profumo Farmaceutica Santa Maria Novella. L’improvviso teletrasporto olfattivo dal Sol Levante a Firenze mi lasciò alquanto perplessa, ma quando, voltandomi, scorsi un piccolo negozio dalla lampante scritta in italiano, rimasi ancora più di stucco. Allora, imparai che Kyōto e Firenze si volevano bene da molto tempo, e che nel loro fraterno gemellaggio si erano scambiate anche la passione per i profumi.

Gemellaggio di Firenze e Kyōto

Il patto di gemellaggio tra la città di Firenze e Kyōto fu sancito a Firenze il 6 novembre 1965 dal sindaco pro-tempore di Firenze Lelio Lagorio e dal sindaco di Kyōto Soichi Nogami, professore di lingua e letteratura italiana, nonché illustre dantista (con la A, mi raccomando, non con la E). Il patto fu voluto fortemente da Giorgio la Pira: fu rinnovato nel 2015 nel Salone dei Cinquecento, a Palazzo Vecchio, tra il sindaco di Firenze Dario Nardella e il sindaco di Kyōto Daisaku Kadokawa, per i prossimi 50 anni. In tale occasione, Dario Nardella ha dichiarato che “le due città rappresentano il ponte culturale e storico tra il Giappone e l’Italia”.
E, in effetti, Firenze vanta il primato di essere la città italiana più amata dai turisti giapponesi; in cambio, Kyōto è la città giapponese più amata dai fiorentini. I giapponesi sono inoltre il quarto popolo straniero visitatore a Firenze. E Kyōto è romanticamente adagiata in una valle, contornata da verdeggianti colline: quando contemplavo il suo cielo, l’ultimo giorno prima della partenza (che, di solito, è sempre un po’ gonfio di nuvole) notai che quella calotta sopra i tetti grigi e i templi neri non era poi così diversa da quella fiorentina. E mi strinsi più forte nel vento dell’autunno, scese una lacrimuccia, anzi, più di una, e mi affrettai a scendere dalla terrazza, promettendomi che sarei ritornata in Giappone.
Non solo sono tornata in Giappone, ma nel frattempo mi sono trasferita a Firenze. Nei seguenti autunni, ho coltivato l’amore per l’arte nipponica e l’arte fiorentina, per il Rinascimento e per le geisha, per i Medici e per i samurai, e, senza quasi accorgermene, sono diventata guida turistica di Firenze.

Imparare una lingua straniera all’estero: il sogno di sempre

Nella mia formazione, il percorso di studi all’Università di Padova in “Progettazione e Gestione del Turismo Culturale” mi ha permesso di abbracciare un’ampia fetta di arte, archeologia, museologia e lingue straniere. Proprio queste ultime mi hanno sempre divertito. E così, un ottobre, partii inconsapevolmente per Kyōto, con tutta l’esuberante incoscienza della gioventù. Organizzai il viaggio in anticipo di un mese, studiai i due alfabeti più “facili” nelle ultime due settimane prima della partenza, tra un tour e l’altro, mentre lavoravo ancora come accompagnatrice turistica. Feci timidamente amicizia con l’hiragana e il katakana, mi sparai nelle cuffie l’aria di “Un bel dì vedremo” e, imbevuta di romanticismo, salpai per il Sol Levante. Non immaginavo che, qualche inverno più tardi, avrei fatto la guida turistica in occasione della splendida mostra “Il Rinascimento giapponese”, che si tenne alla Galleria degli Uffizi dal 3 ottobre 2017 al 7 gennaio 2018, a Firenze. (🡪 seguirà articolo in merito). Ebbi così modo di sfoggiare la memoria del giapponese che avevo appreso anni prima, e di approfondire lo studio dell’arte pittorica dei byobu, gli splendidi paravento in prestito da Tokyo, Kyōto e altre città, per la prima volta fuori dal Giappone, in occasione dei 150 anni di apertura di relazioni tra Italia e Sol Levante.

Come organizzare un soggiorno studio a Kyōto

Viaggiare tramite un’organizzazione come la scuola consente ai giovani di sentirsi sicuri. La scuola fornisce solitamente l’alloggio: si può scegliere per una sistemazione in famiglia, a stretto contatto con le abitudini del popolo, o si può optare per una soluzione più indipendente, come un monolocale in solitaria autonomia, o un appartamento condiviso con altri studenti scapestrati con cui fare amicizia, gite e festa. Indovinate un po’ cosa ho scelto io…
No, sbagliato! Il mio monolocale dalle tende gialle come il sole sacro alla dea Amaterasu non me lo scorderò mai. Scendevo cinque piani di scale, attraversavo la strada e… wow, ero già a scuola. Così, per calarmi nell’ambiente circostante, sonnecchiavo beatamente fino a cinque minuti prima di lezione, e, come Bunny svegliata di soprassalto dalla micina Luna, strillavo all’improvviso di quanto fossi in ritardo, gridando come un’ossessa e correndo da un metro all’altro del mio monolocale formato giapponese. Con tanto di gocciolina amareggiata sulla fronte, tipo cartone animato anni ’90, entravo in classe nel gelo del ritardo. La professoressa, educata, garbata, impeccabile non osava rimproverarmi, ma io mi sentivo una barbara occidentale vergognosa – e con tanto di segni stroppicciati delle lenzuola sulla faccia. Dopo lezione, si mangiavano i ramen fuori da scuola, di solito in compagnia di altri studenti; nel primo pomeriggio, dopo aver fatto diligentemente i compiti, inforcavo la bicicletta e pedalavo a zonzo per la città.

Cosa vedere assolutamente a Kyōto

Kyōto fu la seconda capitale del Giappone dopo Nara, dal 794 al 1868: se cercate la pace dei giardini zen o il trionfo della raffinata corte imperiale del periodo Heian, beh, siete proprio nel posto giusto. Non vi basteranno 365 giorni per visitare tutti i templi e i giardini della città, la maggior parte di questi situati nella cerchia di colline dove è incastonata la bella Kyōto. Il fiume la attraversa da nord a sud: è largo quasi quanto l’Arno e, come i fiorentini, anche gli studenti giapponesi lo frequentano nelle sere più fresche, d’estate. È in un famosissimo tempio di Kyōto che ho lasciato il mio cuore: nel suo chilometrico corridoio di torii vermigli ho rivisto le scene più felici della mia vita. Parlo naturalmente del Fushimi Inari. Anche una sequenza del film “Memorie di una geisha” (ma non nominate questo film ai giapponesi, non lo sopportano) è ambientata nel Senbon Torii, la galleria di mille pali arancioni conficcati nel terreno, che accoglie il pellegrino e lo invita a serpeggiare con lui nel ventre verde della foresta, su, fino al picco della montagna. Sarete accompagnati da volpi guardinghe, sacre messaggere della divinità del riso, Inari, dispensatrice di abbondanza ma anche di morte.
Questi corridoi emotivi dovevano piacere proprio tanto ai giapponesi: ne troviamo un altro, celeberrimo, ad Arashiyama, a mezz’ora circa da Kyōto (sempre se pedalate veloci ed abitate a nord-ovest del centro). Mi riferisco al bosco di bambù: un sentiero spirituale, umido, ombroso, freschissimo che si snoda nella pace della natura. Un consiglio: se volete godervelo in questo senso, allora lasciate perdere l’estate e la primavera. Venite, piuttosto, d’autunno. Ci sono meno turisti: io ho avuto il privilegio di camminarci da sola.

Visitare Kyōto in primavera: i ciliegi in fiore

Se, invece, non potete resistere al richiamo dei ciliegi in fiore, beh… come darvi torto? Io stessa ho fatto ritorno nella mia amata Kyōto tra marzo ed aprile. Ho trovato la frenesia tutta nipponica in cerca della foto migliore, del sakura più delizioso, del fiore di pruno più candido… la pioggia che si posava fredda sui fiori ne esaltava l’inebriante profumo di miele. Lungo il fiume, ma specialmente nei parchi, è dove ho sentito un fremito al cuore. L’emozione di contemplare i ciliegi in fiore, di soffermarsi sulla fragilità della natura, ciò che noi occidentali chiameremmo vanitas, o memento mori, ma che per i giapponesi si traduce in hanami, è pregna di ciò che loro definiscono il mono no aware, quel sentimento delle cose tramite il quale osserviamo la bellezza e ne siamo così affascinati da sentirci malinconici, perché sappiamo che svanirà. Non so bene perché, ma mi viene in mente il sorriso triste della Venere di Botticelli.

La mia consulenza per il tuo soggiorno studio a Kyōto

Per quanto siano belle, le vacanze non hanno, ahimè, la potenza di un viaggio più lungo. Il respiro di un soggiorno studio è molto più profondo rispetto a quello di una vacanza mordi e fuggi. Per assaporare una cultura, una lingua, una civiltà, è necessario il bene più prezioso: il tempo. Solo perdendoci nel labirinto di un popolo, con le sue tradizioni, il fascino delle vie, il mercato, il cibo, le luci, solo tramite la conoscenza, l’amicizia e un pergolato di stelle come tetto, nelle chiacchiere tra amici nel vento, lungo il fiume, d’autunno o primavera, possiamo dire davvero di esserci stati.

Vi è venuta voglia di partire?
State già consultando il calendario, ma esitate? Per qualsiasi dubbio, contattatemi! Sarò volentieri a vostra disposizione per eventuali informazioni sulle modalità di soggiorno studio a Kyōto.

Inviate le vostre domande a: info@myfloraguide.com


LINK:

http://www.smnovella.com/page/company

https://www.comune.fi.it/pagina/firenze-internazionale/gemellaggi-e-patti-di-amicizia

https://www.uffizi.it/eventi/il-rinascimento-giapponese

 

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